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| Un poco noto volume datato 1968 che affronta già il Vaticano II quale rivoluzione all'interno della Chiesa |
Convegno di Studi Cattolici
Rimini
19 - 21 ottobre 2012
Concilio Vaticano II: Tradizione o Rivoluzione?
Alle radici della crisi nella Chiesa
Alessandro Fiore
Un albero si giudica dai frutti
Le conseguenze del Concilio
Francesco Colafemmina
"Il nostro è tempo di Rivoluzione"
Arte e architettura sacra: Il Concilio della Rottura
Don Pierpaolo Petrucci, Superiore del Distretto della Fraternità San Pio X in Italia
Il Concilio Vaticano II e la salvezza delle anime.
La morte dello Spirito missionario
Matteo D’Amico
Il sacro Concilio esorta tutti a dimenticare il Passato
“Nostra Aetate” e la nuova teologia del rapporto fra Chiesa Cattolica ed Ebraismo
Alessandro Gnocchi
Dal Linguaggio della Rivoluzione alla Rivoluzione del Linguaggio
Cosa il Vaticano II ha detto di nuovo e cosa ha taciuto di antico
Don Mauro Tranquillo
Il rinnegamento della Tradizione Romana:
Nuovi Riti per una nuova Chiesa




1 commento:
Come ben sai, caro Francesco, LA questione da cui derivò e deriva il malessere e la guerriglia "partigiana" nella Chiesa è quella di Israele (ai tempi del Concilio già costituito come Stato, anche se non ancora con un volto ufficialmente etnico/religioso, e oggetto di una diffusa simpatia dei Cristiani secondo lo schema "Davide contro Golia", cioè piccola reltà contrapposta al mondo arabo-musulmano).
Proprio Romani 9, citato anche dal Concilio in senso "conciliatorio" fra Cristiani ed Ebrei, è straordinariamente chiaro e leggibile. Dice fra l'altro: "..non tutti i discendenti d'Israele sono Israele, 7né per il fatto di essere discendenza di Abramo sono tutti suoi figli, ma: "In Isacco ti sarà data una discendenza"; 8cioè: non i figli della carne sono figli di Dio, ma i figli della promessa sono considerati come discendenza. 9Questa infatti è la parola della promessa: "Io verrò in questo tempo e Sara avrà un figlio"..."
Questo passo ci aiuta anche a far giustizia dello spirito di "fratellanza umanitaria", presente più avanti in "Nostra Aetate", nel senso che ci mette sul chivalà a proposito del concetto di "figli di Dio" (in senso proprio). Dio è Padre (del Figlio Unigenito, e nostro per la nostra conformazione al Figlio), ma non in senso indistinto verso gli esseri umani (i quali sono, questo sì, sempre "Sua immagine e somiglianza").
La risposta alla questione nel suo insieme era stata già data da Dio tramite Santa Theresia Benedicta a Cruce/ Edith Stein: "Convertendomi a Cristo e alla Sua Croce, non rinnego il mio essere ebrea: trovo il suo sbocco"
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